RATING D'IMPRESA

 

L’introduzione del nuovo Codice degli Appalti di cui al D. Lgs 50/2016, ha segnato un nuovo passo in avanti verso la semplificazione e lo snellimento delle norme, nonché nella lotta alla corruzione. Si cerca, altresì, di guidare le imprese ad avviare una ristrutturazione e/o riorganizzazione che consenta loro di raggiungere un più alto livello di trasparenza ed affidabilità in tema di gare nei confronti della Stazione Appaltante.

Difatti, il nuovo Codice Appalti prevede, all’art. 83 comma 10, l'istituto del “Rating d’Impresa”, un nuovo strumento di verifica che si è andato ad affiancare e per certi versi a sovrapporre al precedente art. 5-ter d.l. 1/2012 “Rating di Legalità delle Imprese”.

Come ben noto, il Rating di Legalità contribuisce all’accesso al credito bancario nonché alla concessione di finanziamenti da parte delle PA, ha durata biennale ed è attribuito dall’Autorità Antitrust sulla base delle dichiarazioni rese (accuratamente verificate) dall’impresa. Il rating di legalità è assoggettabile a variazioni nel corso dei due anni qualora l’Autorità riscontri un deperimento dei requisiti che nella fattispecie può esser motivo di un passaggio da tre stelle, valore massimo accreditabile, ad una.
Con l’art. 83 del nuovo Codice Appalti, si introduce presso l’ANAC il sistema del Rating d’Impresa, basato sui cosiddetti requisiti reputazionali, valutati sulla base di indici qualitativi e quantitativi, oggettivi e misurabili, nonché sulla base di accertamenti definitivi che esprimano la capacità strutturale e di affidabilità dell’impresa. Caratteristica essenziale è che il rating d’impresa sarà applicabile per la sola qualificazione delle imprese - avrà dunque un effetto premiante in sede di accesso alla gara - mentre sarà ininfluente per l’attribuzione dei punteggi nelle offerte economicamente più vantaggiose.
Ed è proprio nel comma 10 dell'art. 83 che si riscontra l’anello di congiunzione tra Rating d’Impresa e Rating di Legalità: tra gli elementi che impattano negativamente sull’impresa si possono enumerare sanzioni, illeciti amministrativi e inadempimenti contrattuali, nonché gli elementi di cui all’art. 80, comma 5, lettera c). Allo stesso modo fanno parte dei cosiddetti elementi positivi oltre all’effettiva regolarità contributiva di cui al comma 7 dell'art 83 e all’attitudine al rispetto dei tempi e dei costi dell’esecuzione dei contratti, il già noto Rating di Legalità e il “Modello Organizzativo 231” previsto dal D. Lgs. 231 del 2001.
L’ANAC con riferimento a tale ultimo modello non indica una best practice da seguire per sviluppare un effettivo ed efficace “modello 231” bensì un insieme di elementi che devono risultare una volta che il modello è stato effettivamente attuato.
Con l'entrata in vigore del nuovo Codice Appalti, il rating di legalità e la normativa del modello 231 del 2001 hanno assunto nuovo vigore riproponendosi, in congiunzione con il Rating d’impresa, nel panorama degli appalti pubblici. Pertanto, nell’attuale contesto normativo l’ottenimento e il mantenimento di un buon rating unitamente all’adozione di un effettivo ed efficace modello di 231 si rivelano di importanza strategica per le Imprese che, dimostrando la loro collaborazione verso la trasparenza e la legalità, avranno accesso a diversi vantaggi per il loro business.

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